E’ sera inoltrata. La giornata è passata. Tra altri e bassi, timori, tremori e riscosse. Bisogna andare avanti, in qualche modo. Cerco di attaccarmi ai piccoli particolari, al cielo azzurro, ai colori, alle sensazioni che mi colgono quando vedo le strade del mio quartiere. Cerco di respingere i pensieri negativi, cerco di non soffermarmici sopra, di non avvolgermi in essi come in una comoda coperta. Talvolta mi trastullo sin troppo in questi dannosi pensieri.
Venerdì ho preso un giorno di ferie. Ho voglia di andarmene un pò in giro, fosse anche solo per le vie del quartiere. Ho voglia di vedere i colori e sentire le chiacchiere della gente. Senza pensare. Ho voglia di farmi accarezzare da una sciarpa su una bancarella, di evocare atmosfere esotiche al profumo di un tipo particolare di incenso. Cose comuni, niente di eccezionale. La vita è fatta di tante cose comuni, di tanti piccoli passi anonimi. Su quelli devo concentrarmi. Su ogni singolo passo in avanti. I passi fatti, quelli trascorsi, quelli lasciati alle spalle oramai non contanto più.
Come non conta più ciò che sono stata, ma, piuttosto, quello che sono ora ed anche – in parte – quello che vorrei essere. Sono io che devo creare me stessa, buttando via quelle parti di me che non riconosco appartenermi, quelle che sono una scomoda ed ingombrante eredità.
E’ un pò quello che diceva Michelangelo quando parlava della sua arte: diceva che le opere erano nascoste nel marmo e lui doveva solo portarle alla luce. Ecco, è come se io fossi nascosta chissà dove e devo ritrovarmi buttando via tutto ciò che non mi appartiene. Tutto ciò che non sono io.